Il Museo di San Casciano rinasce con un viaggio nei secoli d’oro dell’arte italiana

Dal Medioevo all’Ottocento

Data:

07 Marzo 2024

Tempo di lettura:

6 min

immagine nuovo allestimento Museo Ghelli

Descrizione

Il Sindaco Roberto Ciappi: “è una delle operazioni culturali più rilevanti realizzate negli ultimi anni, un nuovo percorso espositivo, finalizzato a coinvolgere e orientare il pubblico nella conoscenza e nella comprensione delle diverse epoche storico-artistiche che caratterizzano le opere conservate nel nostro gioiello museale” 

San Casciano Val di Pesa, 7 marzo 2024
Dopo quasi quindici anni dalla sua apertura il Museo di San Casciano si rigenera e allestisce un nuovo percorso espositivo che permette di ammirare attraverso punti di vista diversi le opere di elevato pregio storico-artistico che caratterizzano la sezione arte sacra del polo culturale di San Casciano, uno dei più prestigiosi del Sistema Museale Chianti Valdarno, diretto e coordinato dalla storica dell’arte Nicoletta Matteuzzi.
Una disposizione rinnovata, ideata e promossa dal Comune di San Casciano in Val di Pesa, realizzata con il contributo di CR Fondazione Firenze e Regione Toscana, che si propone di valorizzare la ricca collezione del Museo, costituita da decine di opere, alcune delle quali di recente acquisizione e visibili grazie a questo allestimento. “Abbiamo scelto di riorganizzare gli spazi in modo da offrire ai visitatori un viaggio nel tempo e nella bellezza dell’arte italiana – dichiara il Sindaco Roberto Ciappi – si tratta di una delle operazioni culturali più rilevanti realizzate negli ultimi anni, realizzate anche grazie al supporto di Fondazione CR Firenze e Regione Toscana, che ha dato vita ad un nuovo percorso espositivo, finalizzato a coinvolgere e orientare maggiormente il pubblico nella conoscenza e nella comprensione delle diverse epoche storico-artistiche che connotano le testimonianze dell’arte chiantigiana dal Medioevo all’Ottocento”.
“Il filo conduttore che attraversa il nuovo allestimento – continua il Sindaco Ciappi - è l’ordine cronologico che mette insieme opere dello stesso periodo in ciascuna delle quattro sale, il progetto trae ispirazione dalla bellissima mostra dedicata a Jacopo Vignali che abbiamo proposto il 2022 e il 2023, e si avvale delle strutture espositive di quest’ultima mostra per realizzare l’attuale allestimento”. “Obiettivo della riorganizzazione degli spazi e del nuovo allestimento - aggiunge l’Assessora alla Cultura Maura Masini è dunque una migliore fruibilità delle opere ‘raccontate’ secondo il criterio della successione cronologica, un’occasione importante per adeguare il nostro piccolo gioiello museale alle esigenze espositive più moderne anche a tutela conservativa delle opere stesse”.

SALE E SPAZI  DELLA SEZIONE ARTE SACRA

Nella prima sala dedicata al Trecento la sezione Arte Sacra accoglie pitture, sculture e oggetti liturgici provenienti dalle chiese del territorio comunale di San Casciano in Val di Pesa.
Si tratta, con alcune aggiunte, del nucleo originario del Museo d’arte sacra, istituito nel 1989 e ampliato nel 2008.
La seconda sala, quella del Quattro e Cinquecento, consente un’inedita osservazione ravvicinata di dipinti di grandi dimensioni.
La Sala del Seicento conserva le tracce dell’antica destinazione del complesso entro cui oggi è allestito il museo a monastero benedettino femminile, voluto nel 1638 da Francesco Giovanni Paolsanti Lucardesi.
La quarta sala è costituita dalla chiesa di Santa Maria del Gesù, detta del Suffragio per la Compagnia laicale che dall’inizio dell’Ottocento qui si riunisce e opera, realizzando, fra l’altro, i Sepolcri del giovedì Santo con fiori e le tradizionali vecce, coltivate nella cripta della stessa chiesa, alla quale si accede dalla lastra di marmo ben visibile di fronte all’altare.

L’ALLESTIMENTO DELLE OPERE

Nella prima sala sono state riunite le opere più antiche della collezione, prevalentemente fondi oro trecenteschi. Entrando, si abbracciano con un unico colpo d’occhio la Madonna col Bambino di Ambrogio Lorenzetti e il duecentesco San Michele Arcangelo di Coppo di Marcovaldo (entrambi da Vico l’Abate), l’affascinante scultura del Maestro di Cabestany, l’opera più antica della sezione (1155-1160 circa), e quella policroma della Madonna col Bambino di Gino Micheli.
Il tema della Vergine col Figlio era molto diffuso nel Medioevo, come testimoniano le numerose altre tavole con questo soggetto in questa sala. Vi è inoltre esposta la Croce del Maestro di San Lucchese, recentemente restaurata.

La seconda sala è dedicata al Quattro-Cinquecento, il cui fulcro resta la grande opera con l’Assunta in terracotta invetriata da Casavecchia.
Le opere, molte delle quali collocate in precedenza nella chiesa del Suffragio, trovano in questo nuovo spazio espositivo una visibilità che le valorizza maggiormente, ne sottolinea le particolarità compositive e permette un’inedita osservazione ravvicinata. In questo senso, grazie al punto di vista più equilibrato, si ha l’impressione di trovarsi davanti a dipinti inediti. Si possono indagare i dettagli delle tavole di Neri di Bicci e del Maestro di Tavarnelle (alias Maestro dei pannelli Campana), sul cui sfondo è riprodotto il panorama di inizio Cinquecento della Val di Pesa e di Cerbaia.
Si possono apprezzare la rustica bellezza del frammento di affresco primo quattrocentesco da Sant’Andrea a Luiano e le delicatezze del più tardo Maestro del Compianto di Scandicci.

La terza sala ospita alcune opere del XVII secolo, secondo una scelta meditata per sottolineare al meglio la particolarità di questo spazio, che fu in passato la cappella privata delle monache benedettine di clausura.
Lo suggerisce il Coro che, chiuso da una grata, si affaccia in alto verso l’altare che ancora occupa la parete di fondo della sala, sul quale è esposto il Martirio di santa Lucia di Giovanni Camillo Ciabilli.
Sulla parete destra sono invece esposte la tela firmata da Fabrizio Boschi coi Santi Agostino, Gregorio Magno e Carlo Borromeo da Argiano e la tela di Jacopo Vignali con Suor Domenica del Paradiso già in Palazzo Pitti, concessa in deposito dal Cenacolo di Andrea del Sarto a San Salvi di Firenze (Direzione Regionale Musei della Toscana) dopo essere stata restaurata ed esposta alla mostra Jacopo Vignali a San Casciano del 2022-23.

La Chiesa del Suffragio costituisce la quarta sala del percorso museale.
Per mantenere memoria dell’originario nucleo del museo del 1989 si è deciso di non apportare cambiamenti considerevoli sulla disposizione delle opere, tranne i necessari spostamenti nelle sale interne. La chiesa conserva dunque il suo aspetto di quadreria, con numerosi dipinti esposti alle pareti e sugli altari laterali: a quelle già presenti, si aggiunge ora una bella Sacra Famiglia di un pittore settecentesco ancora ignoto. È stata mantenuta in chiesa la preziosa Madonna col Bambino di inizio Trecento di Lippo di Benivieni, per rispettarne la venerazione della Compagnia del Suffragio.
Sulla parete del presbiterio si trova un grande Crocifisso ligneo Trecentesco, recentemente attribuito a un preciso scultore senese del Trecento.
La progettazione del riallestimento è stata infatti l’occasione per approfondire gli studi sulla collezione museale e raccogliere le novità emerse negli ultimi decenni dagli studi storico-artistici, che permettono ora di accostare alcune opere a nomi noti agli studiosi. Se il Crocifisso ligneo spetta a Michele di Nello, l’affresco di Luiano è opera del tardogotico Mariotto di Cristofano e il Maestro del Compianto di Scandicci potrebbe essere Aristotile da Sangallo, mentre tra i fondi oro, il Maestro del Trittico Horne può essere identificato con Gaddo Gaddi, padre del più famoso allievo di Giotto, Taddeo. Alcuni artisti restano senza nome, come il Maestro di San Lucchese, ma restauri e ricerche ne hanno sottolineato il valore sulla scena artistica soprattutto, ma non esclusivamente, fiorentina.

LA STORIA DEL MUSEO DI SAN CASCIANO

Quella del Museo di San Casciano è ormai una storia lunga: nato come museo d’arte sacra nel 1989 nella Chiesa del Suffragio per conservare le opere provenienti dalle chiese sancascianesi chiuse al culto, è stato ampliato nel 2008 nei locali che un tempo appartenevano al monastero di monache benedettine, con la creazione di una sezione archeologica e una sezione di modellini di abitazioni primitive. Nel 2020 quest’ultima ha lasciato il posto alla sezione di arte contemporanea che nel 2023 si è strutturata in una collezione completamente dedicata al pittore Giuliano Ghelli, a cui il museo è dedicato; c’è inoltre uno spazio dedicato alle mostre temporanee.

Lo studio di fattibilità e il progetto di allestimento sono firmati da Lorenzo Matteoli, Mimma Morelli - l’ARCH.STUDIO
La realizzazione, l’allestimento e le luci sono di Opera Laboratori, Firenze. 
La movimentazione delle opere è di Arternativa Srl, Calenzano. 
La Manutenzione e i restauri sono firmati da L’Atelier Snc, Firenze.

Ufficio Stampa associato del Chianti Fiorentino

Ultimo aggiornamento

12/03/2024 - 12:54